Negli ultimi anni, abbiamo assistito all’adozione di una nuova tecnologia in forte espansione che nel giro di poco tempo cambierà completamente il nostro approccio al web e il marketing dei contenuti. Nel 2018, la ricerca vocale è ormai presente dappertutto: sui nostri computer, sugli smartphone, nelle automobili, e perfino a casa, dove viene utilizzata attraverso gli smart speakers di dispositivi quali Google Home o Amazon Alexa. Se ti occupi di pubblicare contenuti online, sarai certamente curioso di conoscere gli sviluppi della ricerca vocale applicata alla SEO e i traguardi raggiunti nel 2018.

Cosa accadrà? E, soprattutto, quali tecniche di marketing per la ricerca vocale puoi applicare sin da subito?

Cominciamo a capire cos’è la ricerca vocale e perché è così importante per il tuo business online: in questa guida condivideremo con te 10 suggerimenti utili su come ottimizzare i tuoi contenuti per la ricerca vocale e le diverse tecniche SEO che ti possono aiutare in modo specifico. Potrai scoprire inoltre come creare delle Google Action basate sul contenuto a partire da news, podcast e ricette per aprire così nuovi punti di accesso ai tuoi contenuti dall’Assistente Google.

Ehi, ti avverto, questa guida è molto lunga! ?

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Marketing per la ricerca vocale – Guida Pratica

Indice

Cos’è la ricerca vocale e perché è in rapida espansione
Focus: Dalle parole chiave alla semantica

10 suggerimenti per ottimizzare i tuoi contenuti con il marketing per la ricerca vocale
#1. Rispondi alle domande (e fallo in modo accurato)
#2. Rendi i tuoi contenuti facilmente leggibili
#3. Ottimizza i contenuti per la ricerca locale e da mobile
#4. Aggiungi il markup schema.org
#5. Utilizza il linguaggio naturale
#6. Controlla il Rank Zero
#7. Cura la tua entità
#8. Insegna a Google il sinonimo corretto
#9. Fai leva sul contesto e lascia parlare l’assistente digitale
#10. Prendi il controllo dei dati sul tuo business
Fattori di ranking vocale – un’analisi di Backlinko

Una proprietà schema.org per i contenuti “speakable”
Che cos’è speakable?
Su quali contenuti può essere usata la marcatura speakable?

Cos’è la PASO?
In che modo gli assistenti digitali rimodelleranno il futuro della SEO?

Cosa sono le Google Action?
Come posso rendere le mie Google Action facili da trovare?
Google Action basate sul contenuto
#Notizie
#Podcast
#Ricette

Valutazione della qualità vocale
#1 Lunghezza
#2 Composizione
#3 Espressività della lettura

Punti chiave e conclusioni

Cos’è la ricerca vocale e perché è in rapida espansione

La ricerca vocale, detta anche ricerca conversazionale, è un nuovo tipo di interazione uomo-macchina in cui alcuni dispositivi sono in grado di rispondere a domande poste dagli esseri umani. La ricerca conversazionale analizza stringhe di parole e utilizza risposte che  emulano il linguaggio naturale.

La ricerca vocale è attualmente integrata in molti dispositivi, come gli smartphone, i dispositivi per la domotica come Amazon Echo e Google Home, e le automobili con un’intelligenza artificiale integrata.

Oggi, questo tipo di tecnologia è utilizzata da quattro protagonisti principali:

  • Amazon, con Amazon Alexa, che utilizza Bing come motore di ricerca
  • Apple, con Siri, che ora utilizza Google, dopo aver a lungo usato Bing come motore di ricerca
  • Google, con Google Voice Search, che ovviamente si affida al suo algoritmo proprietario
  • Windows, con Microsoft Cortana, che utilizza Bing – di proprietà della Microsoft – come motore di ricerca.

Solo pochi anni fa, l’esistenza di una tecnologia che si potesse attivare con il suono della voce sembrava pura fantascienza, e ci riportava alla mente i protagonisti di Star Trek, che impartivano comandi ai computer con il solo ausilio della voce. Ora, nel 2018, la ricerca vocale e diventata realtà ed è qui per restare: nel 2017, secondo le stime di eMarketer, circa 35.6 milioni di Americani hanno utilizzato la ricerca vocale tramite assistente virtuale almeno una volta al mese. Parliamo di un incremento del 128,9% rispetto all’anno precedente. Stiamo assistendo all’ascesa di una tecnologia dallo sviluppo rapidissimo che sarà in grado di rimodellare la nostra stessa esperienza d’uso del web.

Alpine.ai calcola che nel 2018 ci sono state oltre un miliardo di ricerche vocali al mese e, secondo ComScore, continueranno ad aumentare, fino a coprire complessivamente il 50% di tutte le ricerche entro il 2020.

Gli utenti stanno ormai cominciando a utilizzare in maniera massiccia la ricerca vocale, per diverse ragioni:

  1. Finalmente funziona! Il margine d’errore nel riconoscimento vocale è ormai quasi pari a zero. Già nel 2016 Andrew Ng aveva previsto che non appena l’accuratezza nel riconoscimento vocale a avrebbe fatto il salto dal 95% al 99%, la ricerca vocale sarebbe diventata il principale modo con cui interagire con i computer. Questo 4% di divario in termini di accuratezza marca la considerevole differenza tra uno strumento terribilmente inaffidabile e uno incredibilmente utile. Grazie al deep learning, stiamo finalmente per raggiungere questa soglia.
  2. È semplice e veloce. La maggior parte delle persone – è un dato di fatto – parlano più velocemente di quanto riescano a digitare su di una tastiera. Quindi, se sei di fretta, è sicuramente molto più facile impartire comandi a un assistente digitale per ricevere immediatamente la risposta che stai cercando. Inoltre, quando si cerca sul web digitando una parola chiave attraverso un motore di ricerca, bisogna valutare i risultati e scegliere quello proveniente dalla fonte più autorevole (tra quelle elencate nella prima SERP), e se non si è soddisfatti del risultato sarà poi necessario restringere la ricerca tramite l’aggiunta di ulteriori parole chiave. Tutto questo richiede tempo ed esperienza. Dal momento che gli assistenti digitali sono diventati sempre più di tipo conversazionale, il processo di ricerca vocale è ormai sempre più semplice e user-friendly: somiglia sempre più a una reale conversazione in cui l’assistente digitale mantiene traccia delle domande e delle ricerche precedenti e risponde di conseguenza.
  3. È adatto al multitasking. Immagina di essere a casa a preparare una torta di mele e che tu abbia bisogno di sapere quante uova ti servano, oppure di essere alla guida per raggiungere un evento e di voler sapere qual è il percorso più breve. In entrambi i casi, la ricerca vocale può esserti d’aiuto, poiché è in grado di fornirti le informazioni di cui hai bisogno senza costringerti ad usare le mani mentre sei occupato a fare altro!
  4. È mobile-friendly. Dovunque tu sia, in qualunque momento, il tuo assistente digitale è a portata di mano nella tua tasca, e basta solo un comando vocale per attivarlo. La maggior parte delle volte, grazie alle risposte istantanee, non c’è neppure bisogno di guardare lo schermo del dispositivo, perché la risposta arriva direttamente a te… in tempo record!

Ciò di cui gli utenti hanno bisogno, quando utilizzano la ricerca vocale, è una risposta semplice e veloce: ecco perché, ove possibile, le AI cercano sempre di fornire una risposta immediata saltando a piè pari i siti web. L’aspetto positivo di tutto questo è che, se i tuoi contenuti sono ricchi e strutturati, articoli e pagine potrebbero essere mostrati tra le risposte istantanee dall’AI, dando una bella spinta al CTR.

Le ricerche vocali hanno inoltre un altro importante punto di forza: oltre all’immediatezza delle risposte, utilizzando questo tipo di tecnologia si ha la certezza di ricevere risultati sempre pertinenti ma soprattutto variabili e geolocalizzati a seconda della posizione in cui si trova il dispositivo. Ecco uno dei principali motivi per cui la SEO per la ricerca vocale può essere uno strumento interessante dal punto di vista del marketing.

Secondo gli esperti di Moz, la ricerca vocale mobile per le attività locali è tre volte più efficace. Con la ricerca vocale, la localizzazione influisce ancora di più sul ranking, poiché il dispositivo dovrà fornire necessariamente risposte molto selezionate. Ciò si traduce ovviamente nella necessità, per categorie quali ristoranti, hotel, o aziende con attività geolocalizzate, di acquisire sempre maggiore autorità cercando di ottimizzare al massimo il proprio posizionamento SEO in favore delle ricerche vocali, attraverso informazioni pertinenti e schede descrittive sempre più accurate.

Inoltre, le ricerche vocali sono spesso più lunghe e più ricche di contesto di quelle fatte in maniera canonica. Di fronte a una tastiera, gli utenti cercano di essere sufficientemente specifici e di usare il minor numero di parole possibile, mentre con l’ausilio di un’AI, si tende a offrire maggiori dettagli relativi al contesto della propria ricerca. Chi si occupa di contenuti per il web dovrebbe dunque prepararsi all’avvento delle ricerche vocali cercando di mantenersi rilevante in questa coda lunga di ricerche più complesse.


Focus: Dalle parole chiave alla semantica

L’ascesa del trend della ricerca vocale è solo la punta dell’iceberg: i motori di ricerca si stanno pian piano spostando dall’asse delle parole chiave verso quello della semantica e l’elaborazione del linguaggio naturale si sta muovendo verso risultati sempre più umano-centrici. Questo non solo per quanto riguarda la ricerca vocale, ma per qualunque altro tipo di ricerca, specialmente su Google.

A partire dall’autunno 2013, grazie all’algoritmo di Google chiamato Hummingbird, le SERP sono state sempre più popolate di risultati che tengono conto di informazioni di contesto, come il tipo di dispositivo utilizzato per la ricerca, la geolocalizzazione, l’ora del giorno, le precedenti ricerche e altro ancora. Per poter offrire a ciascun utente il risultato migliore, Google ha inoltre iniziato a usare una tecnologia di machine learning chiamata RankBrain, il terzo più importante fattore nel determinare i risultati di una ricerca. RankBrain viene utilizzato principalmente per interpretare le ricerche in modo da trovare le pagine che offrano agli utenti una buona risposta, anche se non contengono le parole esatte della stringa di ricerca. Fa chiaramente affidamento alla semantica, poiché va oltre le parole chiave e si spinge ad approfondire il significato contestuale della ricerca.

Quando si utilizzano informazioni relative al contesto, i motori di ricerca forniscono agli utenti risultati più pertinenti selezionando le risposte che sembrano essere più rilevanti e specifiche. Considerando il quadro generale, la ricerca vocale è, per chi si occupa di creare contenuti web, un motivo in più per concentrarsi sulla struttura di questi e di riconsiderare ogni pagina o articolo come una risposta a delle specifiche personas. WordLift offre a chi si occupa di  content marketing l’opportunità di dedicarsi alla scrittura, poiché si concentra sulla parte tecnica e rafforza i tuoi articoli e strutturandoli con l’aggiunta di metadati.


10 suggerimenti per ottimizzare i tuoi contenuti con il marketing per la ricerca vocale

#1. Rispondi alle domande (e fallo in modo accurato)

Molte ricerche vocali sono sostanzialmente domande che iniziano con una delle  5W + H (la “Regola delle 5W”, mutuata dall’inglese, è lo strumento portante delle linee guida per il giornalismo e per la scrittura in generale). Generalmente, quando la domanda inizia con Chi, Cosa, Quando e Dove la risposta è una singola informazione che può essere facilmente isolata: ecco perché Google e le AI tendono a rispondere a questo tipo di domande in maniera istantanea. Avere il controllo o ancora meglio la proprietà del contenuto scelto come risposta istantanea è di certo un importante vantaggio strategico (il cosiddetto caso Rank Zero).

WordLift ti offre l’opportunità di strutturare i tuoi contenuti assegnando un ruolo specifico a ciascun pezzo di informazione, utilizzando le categorie Chi, Cosa, Quando e Dove.

#2. Rendi i tuoi contenuti facilmente leggibili

Organizza i contenuti della tua pagina con  sottotitoli, elenchi puntati, tabelle, e qualche frase in evidenza: questi accorgimenti aiuteranno le macchine a comprendere meglio ciò di cui parla il tuo articolo. Ricorda poi che la maggior parte delle persone tendono a scansionare velocemente il contenuto di una pagina prima di cominciare a leggerlo: una pagina organizzata in maniera ordinata è un incentivo per i lettori frettolosi e dà loro una ragione in più per soffermarsi sul tuo articolo.

#3. Ottimizza i contenuti per la ricerca locale e da mobile

La maggior parte delle ricerche vocali provengono da dispositivi mobili. Ricorda sempre quindi che avere un sito mobile-friendly è essenziale per la tua SEO. Fai un ulteriore passo avanti e pensa a come la prossimità possa modificare la rilevanza dei tuoi contenuti.

Se possiedi un’attività locale, probabilmente questa è la chiave giusta: pensa a come i tuoi prodotti o servizi possano aiutare le persone attorno a te e struttura i tuoi contenuti di conseguenza. Considera quali sono i bisogni delle persone che gravitano attorno al tuo ufficio o alla tua attività e fornisci loro informazioni rilevanti sulla tua attività.

#4. Aggiungi il markup schema.org

Assistente Google per Wordlift

L’Assistente Google non ha alcun dubbio: WordLift è la risposta migliore per coloro che sono alla ricerca di un plugin SEO che utilizza una tecnologia di tipo semantico.

Schema.org è un vocabolario e ti aiuta ad contestualizzare i tuoi contenuti: puoi usarlo per rendere esplicite le relazioni tra le informazioni all’interno dei tuoi contenuti, per disambiguare le parole che utilizzi e per strutturare le tue pagine. Quando usi la marcatura semantica di schema.org stai di fatto comunicando con le macchine attraverso la semantica invece che tramite le parole chiave: stai aiutando le macchine a definire il contesto che circonda le informazioni in modo che questo possa trasformarsi in risultati utili agli umani.

WordLift crea un Knowledge Graph e aggiunge il markup Schema.org ai tuoi contenuti: si tratta di uno dei principali punti di forza del nostro plugin.

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#5. Utilizza il linguaggio naturale

Credi che l’utente medio si rivolga al suo assistente digitale utilizzando parole complesse o iper specialistiche? Certo che no! Sarà certamente più propenso a fare domande utilizzando un linguaggio di tipo quotidiano, perfino colloquiale. È quindi necessario restare fedeli al “KISS principle”, ovvero: “Keep it simple, stupid!” (“Falla semplice, stupido!”). Chiediti cosa cercherebbero gli utenti che non sanno nulla o quasi dell’argomento di cui stai scrivendo, e scrivi contenuti adatti a loro. Einstein diceva: “Se non riesci a spiegarlo in modo semplice allora tu stesso non l’hai capito bene”.

#6. Controlla il Rank Zero

Quando si utilizzano strumenti come Google Home, Google Allo o l’Assistente Google (sì, ci sono sottili differenze tra gli ultimi due) una delle fonti da cui provengono le informazioni sono i cosiddetti rank zero snippets. Si tratta di featured snippet (il risultato in primo piano di Google) che mostrano un breve riepilogo del contenuto estratto automaticamente da una pagina web. Il tratto distintivo di questi frammenti, non sta nel modo in cui le informazioni vengono recuperate da Google (dal momento che il principio è lo stesso della cara vecchia SEO) ma in come il risultato viene presentato all’utente: questi snippet rispondono a una grande quantità di domande, e sono innescati dalla nostra voce.

A volte per controllare il Rank Zero basta interagire con  l’owner di un sito, condividere il proprio prodotto e ottenere una review.  Qui i passaggi che ho seguito io:

  1. Cerca una posizione Rank Zero facile da raggiungere e che possa essere rilevante per il tuo business. Io ad esempio ho scoperto un featured snippet relativo a uno dei miei tool SEO preferiti chiedendo a Google “Cos’è WooRank?”
  2. Cerca di capire da dove proviene l’informazione, nel nostro caso il contenuto su WooRank era stato estratto da un sito di review chiamato https://reviews.financesonline.com/ (fanno un ottimo lavoro in questo campo)
  3. Contatta chi gestisce il sito web e chiedi una review, come ho fatto io per WordLift, il nostro adorato plugin per WordPress
  4. Boom! Lo snippet è stato creato nel giro di qualche ora, ed è stato un modo semplice per far capire a Google cos’è realmente WordLift.

#7. Cura la tua entità

Mentre i risultati Rank Zero sono guidati da vecchie tattiche SEO, ci sono altri snippet che provengono da dati che Google può realmente comprendere e processare. Queste informazioni sono contenute nel Google Knowledge Graph (che successivamente si è evoluto nel Google Knowledge Vault). Si tratta di un enorme  database strutturato più o meno come un cervello umano, con una rete di connessioni e sinapsi. Questi snippet, detti knowledge panels, sono strettamente collegati a un ID del Knowledge Graph, un identificatore unico all’interno del web che mappa in maniera non ambigua le informazioni relative a una persona, un’azienda o un prodotto. Per darvi un esempio: il mio ID nel Knowledge Graph è kg:/m/0djtw2h. Basta cercare questo ID per ottenere tutte le informazioni che Google ha su di me.

Questi risultati sono di gran lunga più potenti di quelli generati dai Rank Zero snippet, dal momento che possono essere processati. La macchina sa di cosa sta parlando, non sta meramente riproponendo informazioni estrapolate da una pagina web. L’AI ha così tutte le informazioni necessarie per poterne scoprire delle altre e imparare da queste.

Ecco i passaggi da seguire:

  1. Cerca il Graph ID che ti serve utilizzando la Ricerca API nel Knowledge Graph (qui un bell’articolo che spiega nel dettaglio di cosa si tratta). Se non riesci a trovarlo, datti un nuovo obiettivo e metti insieme tutte le informazioni necessarie per ottenere un Graph ID per la tua entità.
  2. Assicurati che ci sia una rappresentazione consistente di questa stessa entità in altri spazi digitali, ad esempio sui social network, su Wikipedia, sul tuo sito e sul tuo blog.
  3. Ricordati di includere il tuo markup di dati strutturati (su tutti i siti che puoi controllare) e un link diretto all’identificativo Graph ID. WordLift lo fa per te in maniera automatica e sostanzialmente dice a Google “Ehi, guarda che qui stiamo parlando dell’entità X e qui puoi trovare informazioni aggiuntive da cui imparare”. Si tratta di una tecnica molto valida ed efficace per la cosiddetta semantic search optimization.
  4. Fatto! Adesso puoi cominciare a divertirti!

#8. Insegna a Google il sinonimo corretto

Il boom delle informazioni online ha portato a una crescita massiccia in termini di quantità, diversità e complessità dei dati linguistici accessibili in rete. Queste risorse diventano molto più utili quando sono connesse le une alle altre. Le interfacce che oggi utilizzano il linguaggio naturale e gli assistenti digitali sfruttano quest’enorme massa di informazioni e traggono benefici dal paradigma dei linked data. Esistono già delle risorse semantico-lessicali che i tool di intelligenza artificiale e gli assistenti digitali possono utilizzare accedendo ai linked data: WordNet, FrameNet così come i knowledge graph generali come DBpedia e Yago rappresentano le fondamenta dell’odierno linguaggio computazionale. Come è possibile dare una svolta grazie a queste tecnologie e migliorare così la visibilità del tuo brand?

linked data

Scopri il “Bauernherbst” con Google Allo

Ecco un esempio che mostra come sono stati utilizzati markup di dati strutturati per aiutare il l’Assistente Google a promuovere verso un pubblico di lingua inglese un importante festival che si tiene ogni anno nella regione di Salisburgo, il cui nome è una parola tedesca (Bauernherbst):

  1. Inizia creando un’entità (in questo caso l’entità relativa a un evento che descriva il festival stagionale del raccolto nella regione di Salisburgo)
  2. Aggiungi il sinonimo all’entità utilizzando il markup schema.org
  3. Crea la stessa entità (e la pagina web corrispondente) sia in tedesco che in inglese
  4. Connetti i metadati schema.org della pagina in tedesco con quelli della pagina in inglese (puoi fare tutto questo con l’aiuto di WordLift, non ti servono particolare abilità tecniche)
  5. Voilà, il gioco è fatto!

#9. Fai leva sul contesto e lascia parlare l’assistente digitale

Ricordo la prima volta che ho visto i Google Glasses al SXSW Festival nel 2013, il sorriso orgoglioso dipinto sui volti dei pochi primi fortunati possessori di questo device, ma soprattutto quanto è stato facile veder spegnere il loro entusiasmo e farli innervosire senza neppure parlarci direttamente. Non appena passavano, con il loro speciale display montato sulla testa, era matematico che qualcuno nei paraggi avrebbe urlato “OK Google” attivando così il dispositivo e costringendoli quindi a premere un pulsante per interrompere la conversazione. Da quando l’Assistente Google è stato implementato su tutti i dispositivi Android più recenti, tutti ormai sappiamo quanto possa essere frustrante quando viene attivato per errore.

Cosa accadrebbe però se… questa cosa venisse fatta di proposito e nel contesto di una pubblicità online, oppure durante una conferenza di lavoro o una presentazione? È quello che ha pensato di fare Burger King qualche tempo fa per infiammare la rete fino a costringere Google ad aggiornare tutti i dispositivi e interrompere così l’annuncio attivato dall’assistente. Il nuovo spot di Burger King su YouTube dura 15 secondi e attiva tutti i dispositivi Google grazie a una voce all’interno del video promozionale che urla una query di ricerca vocale: “Ok Google, cos’è il Whopper burger?”. Mi dispiace, ma io l’ho trovato geniale. Ci sono state anche molte comprensibili lamentele ma tuttavia, se usato in modo appropriato, lo strumento può certamente segnare una svolta epocale.

  1. Fai in modo che l’assistente digitale parli di te o della tua entità preferita
  2. Crea un podcast o un video che possa attivare l’assistente digitale nella stanza in cui viene riprodotto
  3. Evita sempre di essere troppo invasivo e ricorda, la privacy è importante per tutti

#10. Prendi il controllo dei dati sul tuo business

Avere successo nel campo della ricerca vocale significa rafforzare la tua presenza online. Come primo passo, devi concentrarti sulle reali intenzioni degli utenti e assicurarti che i tuoi contenuti e dati siano sufficientemente coerenti in rete.

Molte persone utilizzano la ricerca vocale per trovare informazioni sulle attività locali. A volte risulta più immediato utilizzare un dispositivo mobile (alcune volte è strettamente necessario, ad esempio se si è alla guida) per chiedere all’assistente digitale di fare una chiamata o di aiutarti a raggiungere la tua destinazione. Questo tipo di ricerche fanno affidamento sulla precisione degli elenchi delle di attività commerciale e sulla coerenza di dati quali nome, indirizzo e numeri di telefono (NAP).

Query Assistente Google

Ecco di cosa hai bisogno per aiutare L’Assistente Google a trovare la tua attività:

  1. Aggiungila a Google My Business, Yelp e alle pagine Business di Bing  e ricorda di selezionare sempre la categoria corretta.
  2. Incorpora il markup schema.org al tuo sito in modo da comunicare ai motori di ricerca che sì, quest’attività corrisponde a questo sito web e che quelli sono il suo nome, l’indirizzo e il numero di telefono corretti. Il markup schema.org consente all’assistente vocale di comprendere chiaramente di cosa si occupa la tua attività e rafforza così i dati già presenti nelle varie directory.

Focus: Fattori di ranking vocale – un’analisi di Backlinko

A Febbraio 2018 Backlinko ha pubblicato una ricerca che raggruppava e analizzava 10.000 risultati provenienti da Google Home. Lo scopo di questo studio era quello di poter capire meglio come funziona la classificazione di Google Voice e, soprattutto, come ottimizzare un sito per la ricerca vocale.
La ricerca si è soffermata su 11 fattori di posizionamento specifici, ed ecco un riepilogo dei risultati.
1. PageSpeed è il re indiscusso della SEO per la ricerca vocale. La pagina dei risultati della ricerca vocale si carica in media in 4.6 secondi, il che significa che risulta del 52% più veloce di una pagina standard.
2. HTTPS: è evidente che i siti in HTTPS abbiano maggiori possibilità di comparire tra i risultati delle ricerche vocali su Google. Infatti, il 70.4% dei risultati delle ricerche di Google Home sono protetti dal protocollo HTTPS.
3. Lunghezza: Google preferisce fornire risposte brevi e concise alle domande fatte tramite ricerca vocale. Il risultato medio di una ricerca vocale è costituito da appena 29 parole.
4. Il ruolo del markup Schema.org: solo il 36,4% dei risultati delle ricerche vocali provengono da pagine che utilizzano schema.org, un numero leggermente superiore alla media globale che si attesta sul 31,3%.
5. I domini autorevoli producono più risultati di ricerca vocale rispetto a quelli meno autorevoli. Il punteggio medio Ahrefs di un dominio di un risultato di Google Home è 76,8.
6. Social media: i contenuti con un grado maggiore di social engagement sembrano avere migliori performance anche nell’ambito della ricerca vocale. Considera che in media il risultato di una ricerca vocale rimanda a circa 1.199 condivisioni su Facebook e a 44 Tweets.
7. Contenuti semplici e di facile lettura possono aiutare nella SEO della ricerca vocale. Il risultato medio di una ricerca vocale su Google è scritto per risultare comprensibile a studenti di prima liceo.
8. Titolo: è stato riscontrato che pochissimi risultati della ricerca vocale avevano la query esatta nel loro tag title. Ciò potrebbe significare che la creazione di singole pagine per ogni query di ricerca vocale non è un’efficace strategia SEO di ricerca vocale
9. Conteggio parole: in media, la pagina dei risultati di una ricerca vocale conta all’incirca 2.312 parole. Potrebbe sembrare sorprendente, ma Google spesso estrapola le risposte alla ricerca vocale da articoli lunghi di approfondimento.
10. Ricerche da desktop: il contenuto che compare al primo posto nella ricerca da desktop è molto probabile che venga visualizzato come risposta alla ricerca vocale. Il 75% dei risultati della ricerca vocale si posiziona tra i primi 3 di quella query.
11. Featured Snippet: il 40,7% di tutte le ricerche vocali proviene da featured snippet. Se la tua pagina ha le caratteristiche necessarie per diventare un featured snippet, probabilmente verrà visualizzata nella ricerca vocale.

Sei curioso di saperne di più? Leggi lo studio completo.


Una proprietà schema.org per i contenuti “speakable”

Proprio di recente schema.org e Google hanno lanciato Speakable, una nuova proprietà per i contenuti web che al momento è ancora in beta e che potrebbe cambiare l’approccio all’ottimizzazione della ricerca vocale.

Che cos’è speakable?

Secondo Google:

La proprietà speakable di schema.org identifica le sezioni all’interno di un articolo o di una pagina web che sono più adatte alla riproduzione audio attraverso la tecnologia text-to-speech (TTS). Aggiungendo questo markup si comunica ai motori di ricerca e alle altre applicazioni di identificare più facilmente le porzioni di testo che sono più adatte a essere lette a voce alta dai dispositivi che usano la tecnologia TTS dell’Assistente Google. Le pagine web con i dati strutturati attraverso la proprietà possono usare l’Assistente Google per distribuire i contenuti attraverso nuovi canali e raggiungere una più ampia base di utenti.

Ad oggi questa proprietà funziona solo per i siti web in inglese, ma presto ne vedremo l’implementazione su altre lingue.

Su quali contenuti può essere usata la marcatura speakable?

I contenuti dei siti di news sono adatti ad apparire nei risultati della ricerca per notizie e anche ad essere letti dal Google Assistant. Per validare il tuo sito di notizie devi:

  • iscriverlo al Publisher Center di Google
  • impostare una edizione valida sul Google News Producer.

Scopri come implementare la proprietà speakable sul tuo sito web con schema.org.

Cos’è la PASO?

L’acronimo PASO sta per Personal Assistant Search Optimization, (ottimizzazione SEO per la ricerca vocale) e si riferisce all’utilizzo di tecniche SEO allo scopo di indicizzare i contenuti come fonte delle risposte date agli utenti dagli assistenti digitali come Siri o l’Assistente Google. Il termine è stato introdotto per la prima volta da John E. Lincoln in un editoriale pubblicato su Search Engine Land intitolato «Why the future is all about PASO — personal assistant search optimization» (Perché il futuro si giocherà tutto sull’ottimizzazione SEO della ricerca vocale).

In che modo gli assistenti digitali rimodelleranno il futuro della SEO?

  1. Gli Assistenti Digitali rimandano a un unico risultato invece delle migliaia di link che siamo abituati a vedere nelle ricerche di tipo tradizionale. Questo significa due cose: la competizione si fa molto dura, perché si gioca sull’essere primi o non esserci affatto; e i vincitori prenderanno tutti i click (e tutto il traffico).
  2. Gli Assistenti Digitali vengono utilizzati sugli smartphone e in casa. Sono portatili, possono essere attivati senza l’uso delle mani e sono incredibilmente utili, specialmente quando si è impegnati a fare altro e si ha bisogno di ricevere velocemente un’informazione per poter passare all’azione. Il loro impiego crescerà molto velocemente nei prossimi anni: infatti, si prevede che la ricerca vocale superi quella di tipo “classico” entro il 2020.
  3. Gli assistenti digitali sono alimentati dalle Intelligenze Artificiali e sono in grado di fornire ai propri utenti risultati su misura, e di imparare da fattori quali la localizzazione e le ricerche precedenti.

Quindi direi che sì, sarà necessario tenere in considerazione la PASO, da ora in poi.

Ecco qui un esempio molto immediato di come questa stessa pagina che stai leggendo ora è stata indicizzata da Google e sta in questo modo fornendo la risposta a questa domanda.

Cosa sono le Google Action?

Le Google Action sono app che consentono all’Assistente Google di aiutare gli utenti a fare cose usando la voce. Invece di digitare sul telefono come facciamo normalmente con le app, le Action consentono di svolgere compiti utilizzando prevalentemente la nostra voce, attraverso una conversazione di tipo naturale.

Negli ultimi mesi, Google ha venduto decine di milioni di dispositivi smart come Google Home, Google Home Mini e Google Home Max a un ritmo incredibile (uno al secondo dallo scorso Ottobre, secondo lo stesso Google).

Entro la fine del 2018, l’Assistente Google — che è già presente sul mercato in otto lingue — sarà disponibile in oltre 30 lingue e raggiungerà il 95% di tutti i dispositivi Android esistenti, dalle Smart TV alle automobili con Android Auto (ebbene sì, da Gennaio del 2018 è possibile attivare l’Assistente Google anche se sei alla guida della tua auto).

Dal punto di vista del marketing, in un momento in cui è sempre più difficile far crescere il proprio traffico in maniera organica sui social network tradizionali senza spendere una fortuna in advertising, stiamo parlando di un nuovo punto di accesso ai contenuti per milioni di utenti.

Come posso rendere le mie Google Actions facili da trovare?

Gli utenti devono invocare la tua Google Action tramite l’Assistente Google per interagire con essa. Esistono due modi principali per rendere la tua Google Action accessibile agli utenti:

  • Invocazione esplicita: si verifica quando un utente conosce già il nome della tua Google Action e chiede all’Assistente Google di poterci parlare, chiedendo ad esempio “Ehi Google, fammi parlare con Sir Jason Link” – in questo caso l’utente deve necessariamente sapere cosa chiedere all’assistente. La Directory delle Google Actions è un buon posto da cui iniziare. Ecco la pagina dedicata a Sir Jason Link.
  • Invocazione implicita: qui è dove avviene la magia. Questo è il modo in cui è possibile connettersi con gli utenti che ancora non sanno dell’esistenza della tua app. Come nell’esempio qui sopra, se un utente pronuncia una frase del tipo “Cosa puoi dirmi riguardo alla SEO Semantica?”, questa potrebbe essere una richiesta perfetta per Sir Jason Link.

Google Actions Console

Nella tabella in alto, tratta dalla Console delle Google Action della nostra app, possiamo vedere quali frasi hanno indotto Google a consigliare la nostra app.

Le colonne presenti nella tabella includono:

  • Frase pronunciata corrispondente: la richiesta dell’utente che ha portato a Google a consigliare la tua app
  • Azione corrispondente: L’intento o l’azione a cui è stata associata la richiesta dell’utente.
  • Visualizzazione: questo è il numero di volte in cui la frase ha indotto Google a consigliare la nostra app (è simile al concetto di visualizzazione nella SERP)
  • Selezione: Il numero di volte in cui un utente ha richiamato la nostra app dopo che Google l’ha consigliata. Immagina il risultato come l’equivalente di un utente che clicca su una voce nella SERP.
  • Tasso di selezione: Probabilmente il più importante in termini di ottimizzazione. Si tratta della percentuale di visualizzazioni che ha portato a una selezione. Questa metrica sarebbe l’equivalente della percentuale di click nella pagina dei risultati.

Come puoi vedere da questi risultati, Sir Jason Link ha ottenuto il numero più elevato di visualizzazioni per un’invocazione intenzionale$topic:topic — che fondamentalmente collega la richiesta alle singole entità (siano esse aziende come “Google” o concetti come “Linked Data“).

Quando l’utente ha attivato queste parole chiave, abbiamo ricevuto una quantità significativa di richieste e per ognuna di queste richieste avevamo i contenuti pronti sul nostro sito web (abbiamo infatti sia pagine di entità relative a prodotti come Google Home che di concetti come “linked data“).

Google Action basate sul contenuto

Se ti occupi di scrivere per il web e produci costantemente un tipo specifico di contenuti, come news, podcast o ricette, potresti essere interessato a promuovere i tuoi contenuti in modo da poter consentire a Google di creare automaticamente delle Action sulla base dei tuoi articoli. In questo modo, Google genera una pagina direttamente nella directory dell’Assistente.

Così, quando le richieste degli utenti che utilizzano l’Assistente Google saranno compatibili con i tuoi contenuti, Google chiederà loro se sono interessati a leggere o ascoltare le tue notizie, podcast o ricette.

  1. News. Una volta che le tue notizie fanno parte della Directory dell’Assistente Google, gli utenti sono in grado di accedere ai tuoi articoli come parte delle Google News, che include un formato carosello delle top stories, e può significativamente migliorare le tue prestazioni in termini di traffico.
  2. Podcast. Gli utenti possono trovare e ascoltare i tuoi podcast,  e riprodurre gli episodi sui propri dispositivi direttamente tramite l’Assistente Google.
  3. Ricette. Gli utenti possono avere accesso alle tue ricette a partire dalla presentazione dettagliata che troveranno tramite l’Assistente Google.

In altre parole, le azioni basate sui contenuti creano un nuovo punto di accesso al tuo sito, indirizzando così più traffico verso i tuoi articoli.

Cosa devi fare per rendere i tuoi contenuti adatti a diventare delle GoogleAction? Segui le istruzioni qui di seguito.

#Notizie

Per indicizzare le tue notizie nella directory dell’Assistente e tra le  Google News, i tuoi contenuti devono soddisfare questi requisiti:

  1. Associa i tuoi contenuti alle Google News, seguendo le istruzioni riportate nelle guida ufficiale di Google.
  2. Imposta i tuoi contenuti come AMP, seguendo questa documentazione.
  3. Esegui la marcatura dei tuoi contenuti come articoli strutturati
    Le tipologie schema.org accettate per le news non video sono: Article, NewsArticle, BlogPosting.
    Ecco le  proprietà richieste da Google per il markup schema.org delle news: author, author.name, datePublished, headline, image, publisher, publisher.logo, publisher.logo.height, publisher.logo.url, publisher.logo.width, publisher.name.
    Inserire data, descrizione ed entità è consigliabile ma non strettamente necessario.
    Per le notizie video si dovrebbe usare la tipologia schema.org VideoObject.
    Ecco le  proprietà schema.org che Google richiede per il markup delle notizie video: name, description, thumbnailUrl, publisher.name, publisher.logo, publisher.logo.url.
    Inserire informazioni come durata, URL del contenuto, URL incorporata, conteggio delle interazioni, ed eventualmente le scadenza (nel caso in cui il video non sia più disponibile dopo una certa data) è consigliabile, ma non strettamente necessario.

#Podcast

Per poter indicizzare il tuo podcast nella Directory, è necessario seguire questi 4 passaggi:

  1. Mostra un feed RSS valido per descrivere il podcast, conforme alle specifiche RSS 2.0. Google richiede inoltre altri requisiti:
    Livello del Podcast
    <title> contenente il nome del podcast
    <link> URL alla homepage del podcast
    <item> che elenchi gli episodi del tuo podcast
    Autore, immagine, descrizione e categoria non sono elementi obbligatori, ma ovviamente più il tuo RSS è strutturato  più sarà facile per Google elaborare i tuoi contenuti e abbinarli alle ricerche degli utenti.
    Livello dell’episodio
    <title> contenente il titolo del singolo episodio del podcast
    <enclosure> contenente la URL del file audio. Questi sono i formati audio accettati da Google: aac, m4a, mp3, ogg, wav.
    Descrizione, GUID, data di pubblicazione e durata sono inoltre  informazioni che è possibile inserire in ciascun episodio.
  2. Aggiungi almeno un episodio al tuo feed che sia conforme alle specifiche sopra elencate.
  3. Crea una homepage per il tuo podcast. Deve descrivere di cosa parla il tuo canale.
    Includi questa stringa HTML da qualche parte all’interno del codice:
    <link type="application/rss+xml" rel="alternate" title="Your Podcast's Name" href="Your podcast's RSS url"/>
    Non inserire nessun altro elemento del tipo <link type="application/rss+xml" rel="alternate"> alla pagina.
  4. Inutile da dire, ma la homepage, il feed RSS, e ogni singolo episodio del singolo podcast devono essere esposti al Googlebot. Ciò significa che non devono richiedere un login e non devono essere protetti da robots.txt o dai tag <noindex>.

Consiglio extra: le specifiche RSS per Google Play Music e Google Search sono complementari – anche se non proprio identiche – quindi potrebbe valere la pena di aggiungere il tuo podcast a Google Play. Segui queste istruzioni.

#Ricette

Le ricette sono contenuti relativi alla preparazione di un piatto specifico. Ad esempio: “pizza margherita” è un valido titolo per una ricetta, mentre “scrub viso” non lo è.

Per poter indicizzare le tue ricette nella Directory, è necessario strutturare il contenuto utilizzando l’entità specifica Recipe.

Le proprietà schema.org richieste da Google per il markup delle ricette sono solo due, image e name, ma l’aggiunta di altre proprietà extra può davvero fare la differenza.

Per esempio, le proprietà recipeIngredient e recipeInstructions sono richieste da Google Home e dall’Assistente Google per poter leggere la ricetta e guidare l’utente attraverso la preparazione del piatto. E questa è davvero una caratteristica fondamentale per le persone che stanno cercando una ricetta!

Altre proprietà consigliate sono: aggregateRating, author, cookTime, prepTime, totalTime, datePublished, description, keywords, nutrition.calories, recipeCategory, recipeCuisine, recipeYield, review, video.

Puoi approfondire le azioni relative ai contenuti attraverso la lettura di questa guida di Google.

Valutazione della qualità vocale

Per determinare se la qualità del testo sia accettabile per la fruizione attraverso il suo Assistente, Google valuta il tuo contenuto sulla base di tre fattori: lunghezza, composizione della frase e espressività della lettura. In altre parole, per migliorare i tuoi testi devi considerare come verranno pronunciati dalla voce robotica di un assistente.

#1 Lunghezza

La risposta era sufficientemente articolata e la lunghezza rispondeva alla complessità del suo contenuto? Sarebbe stato più utile per l’utente ricevere una risposta più concisa o più dettagliata?

#2 Composizione

La risposte era grammaticalmente corretta? È stata formulata come ti aspetteresti da un madrelingua? O piuttosto sembrava prodotta da una macchina, o da qualcuno che non parla perfettamente la lingua? Quando la risposta includeva un’attribuzione, la fonte del contenuto era chiara e comprensibile?

#3 Espressività della lettura

Quanto era chiara la pronuncia di ciascuna parola all’interno della risposta? L’intonazione della voce risultava naturale? La velocità con cui è stata pronunciata la frase sembrava appropriata? Ciò potrebbe essere dovuto a un ritmo un po’ impacciato nella risposta, oppure ad alcune parole pronunciate in maniera leggermente inesatta.

Punti chiave e conclusioni

In quest’articolo, abbiamo capito che la ricerca vocale è qui per restare. Le persone adottano questa modalità di ricerca ormai sempre più spesso, e chi scrive per il web ha l’opportunità unica di potersi mettere alla prova in un nuovo campo del marketing dei contenuti, in cui il primo risultato è davvero l’unico che conta.

Se vuoi fare marketing per la ricerca vocale, devi ripensare i tuoi contenuti in una chiave più conversazionale, cercando di anticipare ciò che l’utente potrebbe domandare a un motore di ricerca o a un assistente digitale. Utilizzare un linguaggio comune e passare a uno stile più discorsivo è importante, ma è solo l’inizio.

È necessario prestare molta attenzione a questioni tecniche relative alla SEO, come l’ottimizzazione dei dispositivi mobili e il markup schema.org.

Schema.org è fondamentale quando si ha a che fare con le Google Actions, cioè le applicazioni digitali che l’Assistente Google utilizza per rispondere alle ricerche degli utenti. Il tuo contenuto può automaticamente trasformarsi in una Google Action con l’aiuto di un adeguato markup schema.org. Un contenuto strutturato è la chiave per le nuove strategie SEO ed un elemento fondamentale da introdurre nei risultati della ricerca vocale, così come nei featured snippet e nelle Google Actions.

WordLift rende la marcatura dei contenuti tramite schema.org accessibile a chiunque, anche senza competenze tecniche. In altre parole, usando WordLift è possibile ottimizzare i contenuti per la ricerca vocale e creare nuovi punti di accesso sfruttando gli assistenti digitali.

 

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