Raggiungere la posizione zero consiste nello sviluppare un mindset che ti permette di vedere oltre la prima pagina di Google proiettandoti all’interno di un featured snippet. Si tratta di un riquadro di 40-50 parole che Google mostra prima degli altri risultati di ricerca. In quest’articolo ti mostro come fare!  

Le origini del mio blog

Quando ho iniziato a occuparmi di blogging nel 2015, mi impegnavo semplicemente a produrre contenuti di qualità in modo da essere ben indicizzato da Google.

Ma i contenuti di qualità sembrano ormai un’utopia nel mondo del marketing digitale. Tutti ne parlano, siamo tutti d’accordo. Eppure abbiamo tutti in mente cose diverse.

Quindi, cosa si intende realmente quando si parla di “contenuti di qualità?”

Nella mia mente i contenuti di qualità possono essere riassunti in tre semplici modi: approfonditi ma essenziali, utili e ben studiati, educativi ma attuabili. In breve, non è necessario scrivere un articolo di oltre 2000 parole, solo perché Google ha fame di contenuti. Basta seguire la lunghezza che è congeniale all’articolo, in base all’argomento che si sta trattando.

Ovviamente, scrivere un contenuto di qualità potrebbe significare – almeno per me – produrre qualcosa che è utile per un dato pubblico e ben studiato. Molti proprietari di piccole imprese sono troppo impegnati a concentrarsi sulla redditività del proprio business per dedicare tempo alla ricerca SEO.

Quindi, è bene assicurarsi che le persone imparino qualcosa che possa essere messo in pratica rapidamente, e che al contempo non risulti noioso. Anche un semplice manuale d’uso può essere convincente, se adeguatamente scritto.

Per farla breve, quando ho iniziato a scrivere contenuti che si adattassero a queste linee guida, non ho generato alcun traffico. Assolutamente nulla. Cosa stava succedendo?

Semplicemente, mi mancava la prospettiva adeguata. In questo articolo, vorrei mostrare qual è il tipo di approccio più adeguato per essere vincente in ottica SEO, sulla base di una continua sperimentazione, con curiosità costante e senza preconcetti riguardo ciò che possa o meno funzionare.

Retroscena

Qualche settimana fa ero impegnato in una delle mie solite conversazioni quotidiane con Andrea Volpini, CEO di WordLift, e discutevamo di alcune strategie SEO.

Con Andrea discutiamo spesso di SEO, del futuro di Internet e di come i motori di ricerca, in particolare Google, stiano reagendo a tutto ciò. Le nostre conversazioni sono un modo per scambiare idee. Quel giorno stavamo attraversando Via Giulia, una vecchia strada nel centro storico di Roma, che corre parallela al fiume Tevere.

Tra le strade più famose di Roma durante il Rinascimento, Via Giulia negli ultimi decenni era diventata una sorta di quartier generale per tutti gli antiquari del centro. Eppure oggi, a causa della crisi del settore, la strada si è popolata di moderni negozi.

Tra questi c’è WordLift, una piccola startup all’avanguardia che opera nel campo delle tecnologie semantiche applicate al web, ed è qui che lavoro come responsabile dello sviluppo aziendale. Ogni volta che percorriamo Via Giulia, la sensazione di essere parte di qualcosa di più grande ci pervade, e sembra di tornare indietro nel tempo, a quando Roma era la capitale dell’impero più potente mai esistito. Queste sensazioni si traducono in un incessante fluire di idee.

In quello scenario, Andrea mi aveva appena rivelato un segreto su Google.

Lo riassumo così: le immagini hanno una propria vita nella SERP di Google, e se ci si prende il tempo necessario per produrne di originali e reindirizzarle sul proprio blog, questa può tramutarsi in una strategia SEO efficace per riportare traffico al proprio sito.

Tutto è iniziato da lì. Quando ho capito questa cosa, ho iniziato a fare alcuni esperimenti.
La strategia ha così cominciato a dare i suoi frutti.

In questo featured snippet relativo alla parola chiave “cash conversion cycle” che ha un volume di 18.100, Google estrapola i contenuti da Investopedia e l’immagine dal mio blog.

Cash Conversion Cycle

Si può notare subito che l’immagine reindirizza al mio blog.
In questo articolo, mostrerò cosa ho fatto e come è possibile fare lo stesso.

Facciamo qualche passo indietro.

Tutto inizia con una strategia editoriale

Molti pensano ad una strategia editoriale come a una sorta di calendario che viene riempito con articoli per l’anno successivo. Io non la intendo in questo modo.

Per me, avere una strategia editoriale significa avere chiaro in mente quali sono i 2-3 argomenti principali che si vogliono approfondire sul lungo periodo. Sulla base di ciò, è necessario essere flessibili e anche un po’ opportunisti, e cercare di tenere d’occhio le varie opportunità che possono consentirci di raggiungere grandi volumi con alcune specifiche keyword.

Per farla breve, su FourWeekMBA.com ho implementato una strategia editoriale creando contenuti che prendevano di mira alcune specifiche parole chiave relative ai modelli di business. Eppure so bene che quegli articoli difficilmente saliranno in testa alla SERP, dal momento che si tratta di competere contro grandi colossi come Investopedia.

Cosa fare allora? Era necessario modificare la mia strategia editoriale, oppure sarei stato destinato al fallimento.
A meno che…

Servono solo passione, e un pubblico

Non avevo intenzione di cambiare la mia strategia editoriale. Sono appassionato di modelli di business e so che potrei continuare a fare ricerca sull’argomento per anni.

Tra l’altro, questo è un argomento che raccoglie una vasta fetta di pubblico, quindi ho già tra le mani le due condizioni che ritengo siano fondamentali per la costruzione di un sito web redditizio. Mi mancava però una ricetta segreta per iniziare a ottenere risultati misurabili con queste parole chiave.

Ho iniziato a creare infografiche a corredo dei miei articoli, che avevano le dimensioni di un post su LinkedIn. L’obiettivo era quello di fornire una rapida istantanea del modello di business.

Quelle grafiche avrebbero puntato alle stesse keyword presenti nell’articolo. Perché?

Le immagini vivono di vita propria sulla SERP, approfittane

Se guardiamo le percentuali relative ai risultati delle ricerche su Google, ci possiamo accorgere di un fenomeno degno di nota:

Share of Web Searches 2018

In quest’analisi di SparkToro, fatta in collaborazione con jumpshot, è inequivocabile un dato: le immagini giocano un ruolo chiave tra i risultati della ricerca Google.

Come fa notare Rand Fishkin, ci sono due aspetti da considerare: il primo è che le immagini che Google serve in ricerca sono diminuite, perché la ricerca web di Google ha preso quel traffico per sé integrando quelle immagini all’interno dell’esperienza utente.

Il secondo dato è che siccome Google Images sta veicolando una parte ancora più significativa del traffico sulle immagini, investire in contenuti visivi che possano essere performanti (e visualizzati in una ricerca Web) sembra una scelta ovvia per i creatori di contenuti.

In altre parole, Google sta integrando sempre di più le immagini nei risultati di ricerca, rendendole così parte dell’esperienza utente. Non dovrebbe quindi sorprenderci vedere le nostre foto circolare online, magari disgiunte dal proprio contenuto e inserite in altri contesti. Infatti, sempre più spesso, le immagini appaiono nei cosiddetti featured snippet, mentre altre volte sono incluse nei knowledge graph.

Tutto ciò apre un’opportunità entusiasmante: produrre immagini originali potrebbe essere una strategia vincente per potenziare la tua strategia SEO.

Tuttavia, tutto ciò pone anche un’altra sfida: dal momento che Google ha fame di contenuti pertinenti, che si tratti di testi, immagini o video, accadrà sempre più spesso che questi contenuti saranno estratti dal contesto del nostro sito web per essere offerti in diversi formati.

Non importa come Google offrirà quel contenuto; sarà lui a fare le regole del gioco a meno che non ci si riesca ad assicurare di seguire due strategie.

Numero uno, assicurarsi di riportare tutto il traffico generato da elementi grafici o infografiche verso il blog post originale in cui sono presenti, attraverso un semplice redirect. In secondo luogo, assicurarsi di contrassegnare le immagini con il proprio brand, il nome del proprio sito web o qualsiasi altra cosa possa aiutarci a renderle riconoscibili e a creare volume di ricerca intorno alla cosiddetta “branded keyword”.

Vedremo questi due aspetti più nel dettaglio nei prossimi paragrafi.

Come trovare la migliore opportunità per le tue immagini e farle diventare featured snippet

Il primo passo che ho compiuto mentre ero alla ricerca di opportunità per tramutare i le mie immagini originali in featured snippet è stato quello di esaminare alcuni snippet di solo testo. Qui alcuni esempi:

subscription business

Come si può notare, questo featured snippet è molto competitivo, dal momento che si tratta di stare al passo con Wikipedia. La stessa cosa accade in altri casi, come questo:

one-to-one market segment

Una cosa che possiamo notare, però, è che questi featured snippet sono fatti di solo testo, non c’è traccia di immagini. Perché?

Una possibile risposta potrebbe essere che Google non abbia trovato immagini rilevanti da includere in questi snippet. In poche parole, nonostante Wikipedia sia una fonte autorevole, non è in grado di fornire immagini originali e di valore che Google possa includere nei suoi snippet.

È qui che entra in gioco l’opportunità di inserirsi in uno snippet!

Torniamo al nostro caso di studio e vediamo cosa ho fatto per riuscirci.

Concentrati su una keyword competitiva, ma usa la tua infografica originale

Mentre cercavo delle opportunità per inserirmi in un featured snippet, avevo individuato una keyword di coda lunga con molto volume: cash conversion cycle.

Quella parola chiave, nel momento in cui scrivevo quest’articolo, aveva un volume mensile di 18,100. Nonostante la keyword fosse già presa, e si mostrasse così:

screenshot cash conversion cycle

In altre parole, Investopedia compariva in uno snippet di solo testo, senza alcuna immagine correlata. Questo perché sul loro sito non era presente nessun’infografica efficace, come si può vedere nell’esempio:

screenshot Investopedia

Ecco dove poteva crearsi per me l’opportunità, anche se Google non avrebbe ovviamente mai preferito i miei contenuti a quelli di Investopedia.
Ho deciso così di scrivere un pezzo analogo e di lavorare a un’infografica integrativa al testo.

Rendi efficace la tua infografica e mira a diventare un featured snippet

Così sono andato avanti e ho scritto il mio pezzo sul Cash Conversion Cycle di Amazon, e ho creato un’infografica correlata al post:

Amazon business cash machine

È possibile notare una serie di aspetti: il primo, è che l’infografica è breve, informativa, e vi si può riconoscere il mio brand.

Inoltre, ho scelto dei colori che somigliassero a quelli utilizzati dall’Economist per le sue immagini, rendendo così le mie più autorevoli a una prima occhiata (quantomeno per chi conosce l’Economist).

I dati strutturati sono le fondamenta della tua strategia

I dati strutturati riguardano la conversione dei contenuti in un formato che i motori di ricerca possano elaborare in maniera efficiente. In altre parole, i dati strutturati sono essenziali se si vuole rendere i propri contenuti più accattivanti per gli algoritmi di Google.

In questo caso specifico, ad esempio, ho utilizzato WordLift per contrassegnare i contenuti all’interno del mio blog:

screenshot

Il dato significativo è che WordLift è in grado di convertire i miei contenuti in dati strutturati con pochi clic e senza codifica, in modo che Google possa elaborarli meglio. E lo fa usando un formato chiamato JSON-LD, che non influenza le prestazioni della pagina:

screenshot json-ld

WordLift passa un set di metadati ai motori di ricerca che descrivono il contesto della pagina. Ciò include anche tutte le informazioni rilevanti sull’infografica presenti nell’articolo!

Reindirizza il traffico dall’infografica al tuo articolo

Poiché utilizzo WordPress come CMS, ho usato un semplice plugin per reindirizzare il traffico dall’immagine – nel caso in cui ottenesse un buon ranking su Google – al post del blog originale a cui apparteneva.

Se si possiede un sito web, su questo ci sarà anche un elenco di pagine a cui è possibile dare priorità sulla base della mappa del sito.

In parole povere, la sitemap è il modo in cui desideri che Google e altri motori di ricerca vedano il tuo sito web. Questo non significa che Google si baserà solo su quella, ma è un’indicazione che aiuta a comprendere meglio un sito web.
All’interno della mappa del sito, è necessario che ci siano avere anche le immagini. In questo modo, si consente a Google di indicizzarle più facilmente, e quindi di posizionarle meglio (anche in questo caso, sarà Google a decidere se ha senso o meno, ma ciò nonostante è bene fornirgli un’indicazione).

Per fare ciò, io uso un semplice plugin, XML Sitemap Generator per WordPress.

Una volta inserite le immagini nella sitemap, mi sono assicurato che quelle immagini venissero reindirizzate tramite Yoast:

screenshot Yoast

All’interno del “Pannello di ricerca” su Yoast, è necessario cliccare su “Media” e impostare “Sì” come risposta alla domanda “Reindirizzare gli URL degli allegati all’allegato stesso?” Ecco qui:

screenshot redirect

Quando si clicca sull’immagine che compare nel featured snippet, questa si aprirà così:

screenshot snippet

E se si clicca sull’immagine, ecco dove riporta:

screenshot blog post

Esatto, rimanda al mio post!

Crea volume per la tua keyword brandizzata

Un altro aspetto fondamentale relativo all’infografica riguarda il produrre volume per la propria keyword.

Una keyword brandizzata non è altro che una parola chiave che rappresenta il tuo brand. Nel mio caso, questa sarebbe FourWeekMba, o four-week-mba e altre possibili variazioni.
Perché è così importante? Una keyword brandizzata è significativa per diversi motivi.

Innanzitutto, ottenere volume su questo genere di parola chiave potrebbe significare dire a Google che il tuo brand/sito web è rilevante e autorevole.
In secondo luogo, quando si accumula volume nel tempo, si comincia anche a diversificare il proprio marketing mix. Quindi, dopo un po’ si noterà più traffico diretto sul proprio blog.

Tutto questo è positivo, poiché significherà non dover fare più affidamento esclusivamente su Google per ottenere un flusso di traffico consistente.

Con queste infografiche ho creato un po’di volume di ricerca attorno al mio marchio:

screenshot fourweekmba

Ovviamente, è ancora molto poco. Ma nonostante ciò, dando uno sguardo alla mia search console si possono notare alcune cose interessanti:

screenshot

Per semplicità, sto mostrando soltanto la mia branded keyword principale: in realtà, nella mia console di ricerca, ci sono altre varianti (come fourweekmba).

Ciò che è interessante qui è che su questa keyword la percentuale di clic è piuttosto alta (47,83%). Questo indica quante volte, in base al numero di impressioni di ciascun risultato della ricerca, l’utente fa clic sulla mia pagina.

A questo punto, per Google risulta chiaro che questo è ciò che l’utente stava cercando. Pertanto, almeno in teoria, questo dovrebbe rendere il mio sito più affidabile (in linea del tutto ipotetica).

Ma c’è anche un altro aspetto fondamentale di tutta questa storia.

La SEO non è un gioco a breve termine

Ho pubblicato quest’articolo originalmente sul mio blog il 26 febbraio 2018 e per un po’ l’ho lasciato assestarsi in modo organico.

Qualche giorno fa, all’inizio di luglio, ho iniziato a notare che negli ultimi giorni ho ricevuto del traffico organico sulla parola chiave “cash conversion cycle”, ma non sono riuscito a trovarlo sulla SERP:

screenshot serp

In effetti, era solo sulla terza pagina. Però questa cosa mi ha fatto pensare, così sono andato subito a controllare cosa fosse successo, e questo è quello che ho trovato:

cash conversion cycle

In poche parole, dopo appena tre mesi sono riuscito a guadagnarmi un mezzo featured snippet grazie a un’immagine, gareggiando contro Investopedia, uno dei siti più grandi e più fidati quando si tratta di business, con il mio piccolo blog.

Se si implementa una strategia basata sul posizionamento delle tue immagini negli snippet, come ci si può assicurare di farlo nel modo giusto?

Come controllare il traffico generato dalle immagini

Un modo per tenere traccia di questa strategia è utilizzare la console di ricerca di Google. Tutto ciò di cui hai bisogno è andare in Search Traffic> Search Analytics e filtrare per immagini:

screenshot google analytics

In questo modo, è possibile monitorare lo sforzo fatto in chiave di marketing per generare traffico organico tramite infografiche originali.

Conclusioni

Man mano che i motori di ricerca si evolvono, nascono nuove opportunità.

Quindi, prestando attenzione ai cambiamenti, è possibile sfruttare tali opportunità anche se si parte da un piccolo blog.
Infatti, in questo caso di studio, abbiamo visto come è possibile sfruttare gli snippet di testo esistenti seguendo questo processo:

  • cercare l’ opportunità per inserirsi in uno snippet: quando noti degli snippet di solo testo, sai che quella è un’eccellente opportunità per posizionare la tua infografica
  • creare contenuti relativi a quel featured snippet specifico, insieme a un’infografica convincente che abbia come obiettivo la stessa parola chiave
  • utilizzare i dati strutturati come base per la propria strategia
  • impostare i redirect da queste immagini verso il post del blog a cui appartengono
  • brandizzare quelle infografiche per generare volume intorno alla propria keyword
  • essere paziente e attendere che questa venga posizionata nello snippet. La SEO non è un gioco a breve termine!
  • di volta in volta, è possibile verificare se i propri sforzi stanno dando frutti, filtrando i risultati delle ricerca per poter estrapolare il traffico organico generato dalle immagini
  • a quel punto, è possibile raddoppiare la posta con questa strategia per ottenere maggiore visibilità

Un ultimo aspetto fondamentale da tenere a mente è questo: il SEO hacking non è un mero trucchetto per guadagnare un po’di traffico.

Si tratta di porsi in un mindset in cui le risorse limitate a disposizione, la voglia di sperimentare, e la creatività, ci mettano in condizione di guadagnare spinta anche su keyword competitive. Basta solo pensare in maniera non convenzionale e sperimentare velocemente.

Ma aspetta! C’è un altro aspetto fondamentale della questione, che riguarda la ricerca vocale. Cosa significa? Basta guardare questo video:

Non appena si modifica il proprio approccio alle cose, e si comincia a puntare ai featured snippet, ecco che possono accadere cose davvero interessanti. E questa è sicuramente più interessante dello snippet stesso.

Infatti, come si può notare, se nello snippet l’immagine risulta troppo piccola perché ci si possa cliccare, appena si utilizza l’assistente vocale del proprio smartphone succede esattamente l’opposto. L’infografica “mangia” letteralmente il testo di Wikipedia!

Non solo, sembra che l’immagine sia proprio parte di Wikipedia (è Google che ci trae in inganno) ma quando ci si clicca su si viene riportati sul mio blog!

Ma questa è un’altra storia, e ne parleremo in un altro articolo! ?

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