Se sei un editore online, probabilmente avrai notato che durante il corso dell’anno Google ha introdotto un nuovo strumento per la divulgazione di informazioni chiamato Discover. Poiché molti dei nostri Clienti VIP sono editori, il nostro team ha analizzato a fondo le funzionalità di Discover e quali sono le sue dinamiche con i contenuti su cui laviamo.

In questo articolo, ti mostrerò nostre ultime scoperte e andrò ad approfondire cos’è Google Discover e perché è così importante per chi lavora nel settore editoriale (o per chi fa del content marketing il suo principale canale di acquisizione).

Infatti, mentre per alcune realtà Google Discover è passato del tutto inosservato, per molte altre è diventato una fonte fondamentale di traffico.

Ma iniziamo dalla base: cos’è Google Discover e perché è così importante?

Cos’è Google Discover?

Come specificato da Google, nel momento del lancio ad Aprile 2019:

Discover è un metodo accessibile a tutti gli utenti per restare aggiornati sui propri temi preferiti, anche quando non stanno effettuando una ricerca sul motore. Per fornire visibilità agli editori e ai siti nel loro traffico Discover.

Come evidenziato nel suo lancio, ci sono due elementi chiave da tenere in considerazione nell’analisi di Google Discover:

  • Google vuole che gli utenti rimangano aggiornati.
  • Vuole anche fornire consigli quando non stanno cercando.

Pertanto, Discover è un meccanismo che consente agli utenti di trovare il contenuto più pertinente, in un determinato periodo di tempo, sul proprio dispositivo mobile.

Ci troviamo di fronte a una rivoluzione, in quanto consente a Google di passare dalla ricerca vera e propria (in cui gli utenti devono digitare parole chiave per recuperare informazioni sul Web) a un nuovo meccanismo di scoperta dell’informazione in cui le persone possono trovare senza sforzo ciò che cercano.

Perché Google non ha lanciato Discover già molto tempo fa?

Prima di fare questo salto, in maniera scalabile, Google aveva bisogno di sviluppare due elementi chiave: un database in grado di contenere una grande quantità di informazioni e una potente Intelligenza Artificiale per poter interrogare questo database allo scopo di fornire informazioni pertinenti agli utenti.

Nel 2019, entrambe le tecnologie erano finalmente disponibili (almeno per Google). L’enorme database è conosciuto con il nome di Knowledge Graph (Google lo sta costruendo dal 2012); mentre l’Intelligenza Artificiale in grado di interrogare quel database è ora al centro dell’intera strategia di Google (già nei 2017 Big G si è trasformato in un’azienda AI-first).

Discover è un’imponente piattaforma di distribuzione

Se sei ancora convinto che Google Discover non meriti la tua attenzione, ecco un dato che ti farà cambiare idea: Google ha da poco rivelato che la sua piattaforma Discover ha già 800 milioni di utenti (a partire da aprile 2019).

In altre parole, padroneggiare Google Discover significa dare la possibilità alla tua attività editoriale di raddoppiare la sua copertura in un lasso di tempo molto breve (negli scorsi mesi, abbiamo visto editori raddoppiare il traffico su Discover in poche settimane).

Come fare per raggiungere questo obiettivo? Nella seguente checklist, Andrea Volpini ha evidenziato per te gli elementi chiave da tenere in considerazione durante l’ottimizzazione per Google Discover:

?1. Creare un’entità nel Google Knowledge Graph
?2. Concentrati sulla qualità dei contenuti e della user experience
?3. Soddisfa uno specifico bisogno informativo
?4. Utilizza immagini accattivanti di alta qualità e un titolo d’impatto

Ok, adesso è venuto il momento di focalizzarci sull’attitudine mentale da avere per cogliere tutte le opportunità offerte da Google Discover.

Google Discover rappresenta anche un nuovo tool di analisi che ti aiuterà a scoprire nuove insight

Il lancio di Google Discover non include solo la piattaforma per la distribuzione dei contenuti, ma anche un nuovo report (che porta lo stesso nome) in grado di mostrare il traffico proveniente da Discover.

Citando Google:

Abbiamo aggiunto un nuovo report nella Google Search Console per condividere statistiche rilevanti e agevolare la risposta alle seguenti domande:

  • Quante volte il mio sito viene mostrato agli utenti su Discover? Quanto è il mio traffico?
  • Quali contenuti generano buone performance su Discover?
  • Perché i miei contenuti generano performance diverse su Discover rispetto alla ricerca tradizionale?

Come visualizzare il traffico da Google Discover Dando uno sguardo a Discover, noterai una serie di aspetti importanti:

  • Discover funziona in un ciclo di alti e bassi. È logico che Discover si allontani dalla ricerca tradizionale, dato che Google sposterà i tuoi contenuti su Discover solo se sono ritenuti rilevanti in quel momento per gli utenti che hanno espresso interesse per tali argomenti.
  • Noterai anche che i contenuti evergreen tendono ad apparire su Discover se l’argomento di cui trattano è rilevante rispetto alle ricerche degli utenti in quel dato momento.
  • Aumentando la produzione di contenuti brevi, da accompagnare a contenuti più lunghi e potenzialmente evergreen (torneremo su questo tema tra un secondo) migliorerai le tue possibilità di essere presente su Discover.

Capire Discover: oltre la ricerca

Google Discover offre una combinazione di contenuti basata su tre fattori: gli interessi degli utenti, gli argomenti di tendenza e ciò che Google ritiene rilevante per i suddetti utenti.

In poche parole: l’obiettivo di Google è di offrire il contenuto più pertinente disponibile per quell’utente in quel preciso momento. Questa operazione richiede una comprensione affinata e specifica del tuo pubblico, che va ben oltre alle sole parole chiave.

Per far ciò, ad esempio, con il team di WordLift creiamo una Semantic Dashboard che estrae le informazioni in base agli argomenti che il pubblico ritiene più interessanti:

Come noterai dal video, non ci sono parole chiave in questa dashboard, poiché la maggior parte del lavoro viene effettuato analizzando i cluster di contenuti, che nel gergo del web semantico sono chiamati Entità. In poche parole, il dashboard Semantic Analytics ti dirà quale gruppo di contenuti sta effettivamente facendo da traino a un concetto più ampio.

È importante sottolineare che le Entità vanno ben oltre le parole chiave, perché rappresentano concetti presi da un contesto e disambiguati (o chiariti) dai motori di ricerca attraverso dati strutturati sotto forma di Schema Markup.

Quando ottimizzi i tuoi contenuti o, ancora prima, quando effettui una ricerca per capire quale tipo di contenuti scrivere, il tuo obiettivo è quello di scoprire tutti gli argomenti chiave che interessano al tuo pubblico.

Piuttosto che ottimizzare per una singola parola chiave, con questo strumento puoi strutturare i tuoi contenuti sulla base dei concetti da trattare. Il processo di ottimizzazione smette, in questo modo, di essere un’operazione da svolgere in una volta e diventa un processo più ampio e approfondito (ma anche più semplice).

Questo cambio di mentalità ti porterà a creare nuovi format interessanti per il tuo pubblico. Tutto questo, inoltre, può essere sistematizzato per creare contenuti in maniera efficace ed efficiente.

Ma come capire quale tipo di contenuti possono andare su Discover?

Contenuti brevi vs. Contenuti lunghi?

All’interno della comunità SEO questo argomento fa particolarmente discutere. La realtà, però, è che la discussione non è particolarmente rilevante e, soprattutto, non centra affatto il punto.

La realizzazione di un contenuto più breve o più lungo dipende dall’intento di ricerca. Mettendola in termini più semplici, se chiedo “che cosa è Google Discover”, il mio intento di ricerca potrebbe essere puramente informativo.

Questo mi fa desiderare di capire l’argomento a un livello più approfondito e, quindi, un pezzo più lungo potrebbe interessarmi e funzionare. Tuttavia, magari buona parte degli utenti che cerca questo tipo di query, desidera trovare una risposta semplice e diretta. In questo caso, lascerebbero perdere l’articolo per interessarsi alla definizione.

Non c’è una risposta universale a questa domanda: sarebbe come chiedere a un elettricista la dimensione perfetta di un cacciavite. E la risposta, in ogni caso, non sarebbe importante!

Chiarito questo punto, andiamo avanti.

I contenuti a breve termine sono i compagni ideali dei lunghi articoli evergreen

Torniamo a Google Discover. Se il tuo sito pubblica principalmente contenuti di approfondimento, adatti a un pubblico alla ricerca di contenuti evergreen in grado di mantenere la loro rilevanza negli anni, ci sono buone possibilità che tu riesca a catturare il traffico organico in corso, in quanto questo tipo di contenuti viene ricercato molto spesso dagli utenti.

Detto questo, pubblicare contenuti a breve termine in grado di fornire informazioni preziose agli utenti rappresenta un’ottima strategia da integrare al tuo piano editoriale.

Se pubblichi “La guida definitiva alla vendita su Amazon”, per esempio, potresti decidere di pubblicare anche un formato a breve termine in cui presentare un case study ogni settimana. E quel case study potrebbe essere strutturato attorno a ciò che il tuo pubblico sta cercando nelle ultime settimane (o giù di lì).

In questo modo, puoi migliorare le tue possibilità di essere presente su Google Discover.

Aggiorna il tuo contenuto con frequenza

Come sai, Google ama i contenuti freschi.

Oops scusa, sono caduto di nuovo nella fallacia da esperto!

Non è a Google che piacciono i contenuti freschi, ma alla gente.

Esempio: se Google dovesse proporre un articolo sul migliore ristorante in città, datato al 2017, l’utente potrebbe restare molto deluso scoprendo che quel ristorante non esiste più.

Pertanto, se nei tuoi contenuti ci sono segmenti di informazioni obsoleti, assicurarti di aggiornarli e modifica la data di pubblicazione per segnalare a Google che hai apportato modifiche rilevanti all’articolo e che lo hai indicizzato nuovamente.

Con questo metodo, oltre a facilitare il lavoro a Google, potresti avere buone possibilità di vedere i tuoi contenuti riproposti su Discover, perché ancora pertinenti per il pubblico.

Con il team di WordLift, abbiamo notato che Google potrebbe mostrare questi contenuti più volte allo stesso pubblico di Discover. Ma per mantenere il livello di interesse alto per la piattaforma, è necessario aggiornarli nel tempo con nuove informazioni rilevanti.

Chiedi al tuo pubblico di aggiungerti come fonte su Discover

Aggiungere una fonte su Google Discover

All’interno di Discover, gli utenti possono decidere quali argomenti e quali fonti seguire. Comunica con il tuo pubblico e chiedigli di aggiungerti come fonte: in questo modo sarà più facile trovare i tuoi contenuti su Discover.

Questa strategia ti aiuterà ad attirare più pubblico e presumibilmente migliorerà la tua autorità all’interno della piattaforma. Non ho dati a supporto di questa teoria, ma considero semplicemente logico che più persone ti aggiungono come fonte, più verrai considerato rilevante da Google.

Costruisci il tuo Knowledge Graph

Un Knowledge Graph è una rappresentazione semantica del tuo sito web. A me piace definirlo come una “sitemap moderna” o “una sitemap di significati”.

Dal 2017, aiutiamo aziende di qualsiasi dimensione a costruire i propri Knowledge Graph attraverso strumenti come WordLift, particolarmente facile da utilizzare perché sfrutta l’elaborazione del linguaggio naturale per abbinare il contenuto a ciò che può potenzialmente diventare un’Entità, creando così la possibilità di arricchire semanticamente il contenuto. In questo modo, sarà più facile per Google trovarlo e proporlo agli utenti in diversi formati (che si tratti di una ricerca tradizionale, di una funzione avanzata come una posizione zero o di Google Discover).

Punti chiave

Google Discover è una nuova piattaforma di distribuzione dei contenuti per gli editori e un nuovo modo per trovare contenuti pertinenti per gli utenti.

Il modo in cui funziona, come abbiamo visto, è leggermente diverso da come ha sempre funzionato Google, per due principali motivi.

  1. Discover consente agli utenti di trovare informazioni aggiornate e pertinenti all’interno di un feed, invece che su una pagina di risultati di ricerca.
  2. Google Discover si allontana dalla logica di ricerca, poiché propone i contenuti agli utenti senza (e spesso, prima) che loro li cerchino.

Inoltre, Google Discover fornisce anche un nuovo report all’interno della Google Search Console, offrendo approfondimenti agli editori sul tipo di contenuti sfruttati da Discover.

Questo significa che l’editore ha oggi a disposizione una nuova e imponente piattaforma di distribuzione in grado di creare nuove opportunità che possono essere sfruttando implementando il metodo e i suggerimenti forniti in questo articolo.

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