Pubblicato da Gennaro Cuofano 10 mesi fa

Martedì 24 settembre 2019, Google ha annunciato un aggiornamento molto importante che contiene nuove opzioni per permettere ai siti web di mostrare in anteprima i propri contenuti sulla SERP di Google.

aggiornamento Google dati strutturati rich snippet

Vediamo di cosa si tratta e perché questo aggiornamento può considerarsi solo l’ultima di una serie di reazioni a catena iniziate con il regolamento europeo sul copyright che include la misura nota come Link Tax.

Ora Google consente agli editori di specificare se vogliono che i loro contenuti vengano mostrati nei rich snippet

Come spiega l’aggiornamento di Google:

Google usa le anteprime dei contenuti, inclusi gli snippet di testo e altri media, per aiutare le persone a decidere se un risultato è rilevante per la loro ricerca. Il tipo di anteprima mostrato dipende da molti fattori, tra cui il tipo di contenuto che una persona sta cercando e il tipo di dispositivo su cui lo sta visualizzando.

E continua:

Google genera automaticamente anteprime in modo da aiutare l’utente a capire perché i risultati mostrati sono rilevanti per la sua ricerca e perché è probabile che voglia visitare le pagine che gli vengono mostrate.

Già prima dell’aggiornamento, Google generava automaticamente anteprime estraendo contenuti dai siti web degli editori. Un esempio classico è il featured snippet, uno snippet di testo e immagini estratto da articoli e pagine web, sul quale gli editori che forniscono il contenuto avevano un controllo piuttosto limitato:

Ecco un feature snippet che spiega “cosa sono i dati strutturati” dal blog di WordLift. Andando avanti, vedremo perché i dati strutturati contano così tanto per l’attuale aggiornamento di Google.

L’aggiornamento di Google spiega che quando “il meta tag robots viene aggiunto alla <head> di una pagina HTML, o specificato tramite l’intestazione x-robots-tag HTTP”, è possibile controllare quattro tipi di informazioni:

  • nosnippet: l’editore può far sapere al motore di ricerca (attraverso l’HTML) che non vuole mostrare alcuno snippet per quella pagina.
  • max-snippet: consente all’editore di specificare il numero massimo di caratteri che Google può selezionare dal testo di una pagina per mostrarlo in un rich snippet.
  • max-video-preview: questa nuova funzione consente all’editore di specificare la durata massima di secondi che Google può mostrare come anteprima di un video nella SERP.
  • max-image-preview: consente all’editore di dire qual è la dimensione massima dell’anteprima per le immagini presenti in una pagina.

In altre parole, Google ha deciso di lasciare che sia l’editore ad avere il controllo, attraverso semplici tag HTML, su quali e quante informazioni estratte dalle sue pagine possono essere presentate tra i rich results. 

D’altra parte, ha anche precisato che queste limitazioni non riguardano i dati strutturati, dai quali invece il motore di ricerca può continuare a estrarre maggiori informazioni.

Il contenuto dei dati strutturati è idoneo a essere visualizzato tra i rich results nella ricerca. Questo tipo di risultati non è sottoposto ai limiti segnalati nelle impostazioni dei meta robots di cui sopra, bensì può essere gestito con una granularità molto maggiore limitando o modificando il contenuto fornito con i dati strutturati.

Come rinunciare a essere classificati come European Journalism Organization

Come siamo arrivati fin qui? 

  • Negli ultimi anni le preoccupazioni degli editori sono notevolmente cresciute insieme con la difficoltà a monetizzare i contenuti prodotti. 
  • Il numero di ricerche senza clic è aumentato perché molto spesso gli utenti trovano informazioni a sufficienza già sulla SERP, tanto da non aver bisogno di cliccare sul contenuto originale. 
  • Le autorità di regolamentazione europee hanno approvato una nuova legge sul copyright per impedire a Google di continuare a estrarre liberamente contenuti dalle pagine Web. 

A quel punto, per difendersi da potenziali rischi legali, Google ha deciso di puntare su un meccanismo che lasci agli editori la facoltà di permettere o meno al motore di ricerca di estrarre i contenuti per presentarli in anteprima con i rich snippet.

Come lo stesso Google ha sottolineato nel suo aggiornamento:

Riconosciamo che i proprietari dei siti potrebbero voler regolare in modo indipendente la misura in cui loro contenuti appaiono nelle anteprime presentate nei risultati di ricerca. Per semplificare la definizione da parte dei singoli siti web di quanto o quale testo possa essere usato per la creazione di rich snippet e la misura in cui altri media dovrebbero essere inclusi nelle anteprime, stiamo ora introducendo diverse nuove impostazioni per i webmaster.

Con il lancio dell’aggiornamento, gli editori di tutta Europa (soprattutto in Francia) hanno iniziato a ricevere e-mail da Google che spiegavano che da quel momento sarebbero stati designati come “European Journalism Organization”:

Quando Google ha annunciato il nuovo aggiornamento, gli editori in Europa hanno ricevuto una notifica sulla loro Search Console (nella foto un esempio di un editore italiano) in cui il motore di ricerca chiedeva di usare le specifiche HTML per esplicitare di voler apparire nei rich results, oppure rinunciare ai rich results tramite una nuova sezione della search console.

In altre parole, per evitare problemi legali in Europa, e in particolare in Francia, dove viene già attuata la legge sul copyright, il team di Google ha iniziato a implementare questo aggiornamento:

Sulla scia della nuova legge sul copyright in Francia, Google cambierà il modo in cui presenta i risultati di ricerca per le pubblicazioni della stampa europea alle persone che si trovano in quel paese. In particolare, Google non presenterà più snippet e immagini in miniatura in Francia per queste pubblicazioni, a meno che gli editori francesi che pubblicano contenuti non abbiano specificato in quale misura desiderano mostrare questi contenuti nei risultati di ricerca.

In breve, significa che, a meno che gli editori non aderiscano esplicitamente ai rich results, Google li considererà nell’ambito della nuova legge sul copyright (la legge sul copyright non ha dato una designazione specifica degli editori coinvolti) riconoscendoli da quel momento come “European Journalism Organization”. Pertanto, gli editori saranno esclusi dalle funzionalità avanzate di Google (featured snippet, Google Carousel, Google News e simili), con relative conseguenze disastrose sul traffico dei siti (considerato anche che il traffico di molti editori dipende ormai da queste nuove funzionalità).

I dati strutturati come meccanismo implicito per autorizzare la creazione di rich results dai propri contenuti

Danny Sullivan ha fatto riferimento a diverse risorse, tra cui l’European Press Publication Setting, evidenziando:

Gli snippet di testo e le  immagini in miniatura sono elementi in grado di aiutare le persone che hanno trovato un tuo risultato dandogli una preview della tua pagina e di come si relazioni alla ricerca che hanno effettuato. Per abilitare queste anteprime di testo o di immagine, si possono usare le direttive max-snippet o max-image-preview. Oppure, si può adottare altre funzionalità avanzate usando i dati strutturati.

Nell’aggiornamento, infatti, Google ha specificato che i dati strutturati funzionerebbero in alternativa ai tag HTML nel testo. A questo punto,  Andrea Volpini ha deciso di chiedere a Danny Sullivan se gli editori potessero presumere che, utilizzando i dati strutturati, avrebbero automaticamente aderito ai rich results di Google:

Andrea Volpini di WordLift chiede a Danny Sullivan se schema markup e i dati strutturati possano automaticamente dare il segnale a Google che l’editore ha scelto di entrare nei rich results, evitando così qualsiasi risultato negativo e calo del traffico causato dalla nuova normativa europea.

Danny Sullivan ha confermato che:

E ha coinvolto anche John Muller per un double-check. In risposta, John Muller ha affermato:

È esatto. Indipendentemente dalla classificazione come European Journalism Organization, se l’utilizzo dei dati strutturati soddisfa i requisiti contenuti nei documenti per gli sviluppatori, la pagina è idonea per essere mostrata come rich result.

In breve, ciò significa che i dati strutturati funzionano come un meccanismo implicito per gli editori per approvare l’uso dei contenuti da parte di Google per la pubblicazione di rich results, anche nel caso in cui siano stati classificati da Google stesso come European Journalism Organization.

Oltre la ricerca tradizionale: l’importanza degli open data

Il team di WordLift ha sostenuto l’uso degli open data sin dall’inizio. 

Fondamentalmente, gli open data consentono alle macchine di dialogare tra loro, non solo permettendo una chiara comprensione delle informazioni fornite sulle pagine Web, ma anche rafforzando le relazioni tra i dati contenuti in queste pagine. I dati strutturati, in quanto completamente accessibili, sono un presupposto per gli open data.

Pertanto, usare i dati strutturati significa concedere alle macchine l’accesso ai dati presenti su un determinato sito web. Ecco perché i dati strutturati diventano sempre più importanti nel panorama in costante evoluzione della ricerca web, dove ci allontaniamo sempre di più dai tradizionali dieci link blu, verso un’esperienza di navigazione più ricca. 

Di conseguenza, i dati strutturati diventano importanti non per se stessi, ma come strumento che consente agli open data di diventare accessibili alle macchine.

Qual è il prossimo passo?

Ricapitoliamo quello che ci siamo detti finora.

Google sta consentendo agli editori di avere un maggiore controllo su cosa mostrare nei rich results della SERP, aggiungendo tag HTML o dati strutturati nelle proprie pagine. Allo stesso tempo, alla luce di una legge europea sul copyright, Google offre agli editori europei la possibilità di scegliere di non apparire tra i rich results.

Ecco cosa devi fare:

  • Non fare nulla se: non sei stato classificato da Google come European Journalism Organization.
  • Procedi alla disattivazione se: sei stato classificato da Google come European Journalism Organization, ma desideri che i tuoi contenuti siano mostrati tra i rich results di Google.
  • Usa dati strutturati se: vuoi assicurarti che Google consideri i tuoi contenuti, automaticamente e implicitamente, per la pubblicazione di rich results. In questo caso, assicurati di implementare correttamente i dati strutturati nelle tue pagine!

Concetti fondamentali

  • Google ora consente agli editori di avere un maggiore controllo sul tipo di informazioni che appaiono come rich results utilizzando i tag HTML.
  • Mentre questi tag sono importanti per affermare un maggiore controllo su quali o quanti contenuti delle tue pagine possono essere estratti da Google, l’aggiornamento evidenzia anche che, in alternativa e in maniera più efficace, esiste un markup dei dati strutturati (il markup schema.org) che può essere utilizzato per trasmettere informazioni dettagliate sulle pagine Web.
  • Poiché la Francia è stata tra i primi paesi a implementare una legge europea sul copyright (la cosiddetta “Link Tax”), per evitare problemi legali Google ha iniziato a diffondere il suo aggiornamento anche in altri paesi europei. E dato che la legge sul copyright non specificava quali editori potessero essere coinvolti, il gigante tecnologico ha preso iniziativa selezionando un gruppo di editori e classificandoli come European Journalism Organizations. In poche parole, laddove un normale editore viene preso automaticamente in considerazione per i rich results di Google, quelli appartenenti al gruppo di European Journalism Organizations devono esplicitare la loro volontà di essere inclusi.
  • Gli editori riconosciuti come European Journalism Organizations possono scegliere di non essere classificati in questo modo specificando esplicitamente di voler essere inclusi nei rich results, oppure assicurandosi di possedere un markup di dati strutturati all’interno del proprio sito web.
  • Questo aggiornamento mostra la crescente importanza dei dati strutturati per Google, al fine di estrarre contenuti specifici per gli utenti. Mostra anche come il mondo della ricerca si stia progressivamente dividendo. Più andiamo avanti, infatti, più il divario tra l’indice tradizionale (con i suoi dieci link blu) e i rich results di Google si fa sempre più ampio. E se è vero che oggi questi due mondi sono ancora connessi, non ci è difficile immaginare uno scenario (in un futuro non troppo lontano) in cui l’indice tradizionale non comunicherà più con il nuovo indice dei rich results.
  • Nel contesto di un nuovo modo di pensare la ricerca online, i dati strutturati intesi come strumento di sviluppo degli open data diventano componenti chiave per l’evoluzione delle macchine e dei motori di ricerca. Queste sono tutte novità a cui gli editori devono necessariamente adattarsi.
  • E, per concludere, è necessaria una considerazione politica: il web è un fenomeno globale e questo è un fatto ineludibile. Un regolamento emesso dell’UE ha il potenziale per influenzare il modo in cui Google opera su scala globale.

Un piccolo update sull’aggiornamento Google dal podcast SEOisAEO

In questo episodio sulla reazione di Google alla Link Tax, registrato da Jason Barnard con Andrea Volpini al #colosSEOmeetup, ci sono alcuni punti salienti degli ultimi aggiornamenti e i consigli da seguire se sei un editore.

Jason ha anche registrato con noi un incredibile webinar che spiega come funzionano i ranking di Google – e in particolare quelli che determinano i rich results. Inoltre, qui trovi la nostra traduzione in italiano di un articolo di Jason su SEJ che spiega il processo che sta alla base dell’algoritmo

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